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L'orecchio acerbo

Immagine sezione L'orecchio acerbo.

La mostra fotografica di Davide Dainelli sul quotidiano dei bambini


Per riscoprire proprio quell'orecchio bambino che serve a capire le cose che i grandi non stanno mai a sentire


Dare visibilità ai bambini e a come sanno incontrare il mondo significa guardare con attenzione queste storie, che ci restituiscono le tracce dell’infanzia attraverso gesti, atteggiamenti, eventi colti in un dialogo in cui il singolo non scompare, ma prende valore dalla condivisione e dalla vicinanza con gli altri. Sono storie brevi, fatte di relazioni e di esperienze di gioco che danno il senso di un percorso di crescita competente sul piano delle emozioni e degli apprendimenti.

Dare spazio allo sguardo dei bambini e mettersi dal loro punto di vista è una impresa che merita la cura e l’attenzione degli adulti, che hanno il compito di comprendere e di restituire i modi con cui i bambini ricercano, esplorano, interrogano le esperienze del mondo.

I bambini meritano di uscire dall’anonimato perché la ricchezza delle loro emozioni è grande: si meravigliano di ciò che riescono a cogliere del mondo che è intorno a loro, chiedono e si chiedono il perché degli eventi in una ricerca di senso che produce anche in noi adulti la
disponibilità a guardare in altro modo le stesse cose di ogni giorno.
I bambini, è vero, hanno un orecchio acerbo, perché la loro mente è libera dagli stereotipi e dai modi convenzionali con cui siamo soliti guardare a ciò che ci sta intorno.

Sono maestri nel non banalizzare l’incontro con la realtà, sanno catturare immagini e segni che sono invisibili agli occhi dei grandi. Agli adulti il compito di saper ascoltare con orecchio fine per cogliere e comprendere i pensieri dei bambini, i loro dubbi, le loro domande, ma anche le ipotesi che costruiscono per dare soluzione ai problemi che incontrano. L’infanzia è un patrimonio straordinario che non possiamo perdere, anzi dobbiamo ricercare occasioni per testimoniarla e rappresentarla alla comunità: bambini e bambine con la loro originalità e la ricchezza della loro mente.

La meta non è la condizione adulta da raggiungere il prima possibile, la meta è piuttosto quella di rispettare il tempo magico dell’infanzia perché sia risorsa per tutti.

un progetto di Comunica per la Biennalina
concept Marcello Bucci
foto Davide Dainelli

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